L'amante Improvviso

Poesie e canzoni per un amore

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"Gatto del Cheshire", chiese Alice "Mi diresti per favore che strada devo prendere per andarmene da qui?" - "Dipende molto da dove vuoi andare" disse il Gatto. - "Non mi importa molto il dove", disse Alice. - "Allora non importa quale strada prendi", rispose il Gatto.

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lunedì, 25 dicembre 2006

Natale

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

(Giuseppe Ungaretti)


postato da: MastroLucio alle ore 02:50 | link | commenti (9)
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domenica, 24 dicembre 2006

24 Dicembre

Strade, quelle di quasi natale
qualche idea da regalare
ore gonfie di rumore
facce vuote, tasche piene,
mani fredde congelate
che si sente bestemmiare
pure i muri
      di paese

Strade, quasi un vizio stagionale
     a un confessionale
e di prezzi andati a male
le commesse, le vetrine
sempre pronte a luccicare
come fossero comete
come fosse il 3 d’aprile

Strade, un concerto da cortile
tutto giacche e niente stile
solo gente da evitare
nei contorni, nelle rime
la vigilia di Natale
fra presepi, orsoline
e una donna da chiamare

E si aspetta mezzanotte
tra i ricordi, corde rotte
e si aspetta mezzanotte
tra i ricordi, corde rotte

(Cappello a Cilindro)

Natale in una versione alternativa, non uscita sul loro primo cd


postato da: MastroLucio alle ore 11:58 | link | commenti (2)
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lunedì, 18 dicembre 2006

Il sentimento delle cose

E vive ancora il sentimento delle cose,
mentre noi amiamo controllare tutto
La vita i pensieri degli altri, la morte
E non amiamo neanche il pane che mangiamo.
Noi non ringraziamo
Ma vive ancora il sentimento delle cose
Vivono gli alberi le case i sassi
i nostri sogni le tv a colori, le navi senza radici.
E siamo stupidi a pensare di esser soli,
senza più limiti senza più colori
Mentre noi siamo tesi a moltiplicare tutto.
Non riusciamo a considerare che le nuvole ci guardano
e i mari ci controllano.
Ho visto i platani parlare con le antenne
e il vento caldo confermare tutto,
i treni e le radici scambiano segnali in codice.
E ho sentito nettamente i cani bisbigliare
Possibile che mentre dominiamo tutto,
ricostruiamo tutto e distruggiamo tutto.
Perdiamo la memoria e non ne sentiamo la mancanza
e intanto i pesci continuano a nuotare.
Quanti libri nell’acqua per non affogare
Mentre noi siamo tesi a moltiplicare tutto.
Non riusciamo a considerare che le nuvole ci guardano
e i mari ci controllano, le piante si difendono
e i libri ci feriscono
perché manchiamo della necessaria dignità
Un camion mi ha parlato del silenzio.
E ho visto un libro che stracciava banconote.
Un servo muto che adorava una voce
Le nostre armi stanno architettando un ammutinamento generale
Ma a questo impero ne succederanno tanti sempre più crudeli
ma sempre più eccitanti.
Ma forse allora i sentimenti delle cose ci chiameranno
ci sveleranno tutto.
E forse ci re-insegneranno lo stupore

(Paolo Benvegnù)


postato da: MastroLucio alle ore 09:00 | link | commenti (4)
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mercoledì, 13 dicembre 2006

Il tuo corpo sfinito...

Il tuo corpo sfinito
non conosce la lotta
e il potere del sudore
che lega le nostre anime
all'instabilita' della carne.
Questa e' una ferita
che affido al respiro
che riemerge solo alla fine del mondo.
Non posso piu' condividere
gli organi vitali
che ci univano dalla nascita.
Restituiscimi almeno il cuore
e il tempo sprecato nella comune passione.
Lasciami lontano dai passi di un eco
che si e' arresa
alla via piu' breve di tutti i ritorni.

(Enzo Ragone)


postato da: MastroLucio alle ore 01:48 | link | commenti (2)
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lunedì, 11 dicembre 2006

Come fossi neve

Ma le vedi questa sera quante vele in mezzo al mare
ma le vedi quante stelle da contare
più di tutte le parole che ti puoi immaginare
più di quante sono le storie da raccontare.

Ma le vedi quante stelle che ci stanno lì a guardare
ma le vedi quante stelle sopra il mare
più di tutte le canzoni ancora da cantare
più di tutte le parole che non so dire.

Stelle belle stelle vere stella come fossi neve
più splendende del diamante, più leggera di tutti i venti,
stelle belle stelle sante, stella che mi vieni in mente
io ti guardo e non ti guardo e non dici niente.

E se ancora non ci credi dillo al sole
ti dirà che è tutto vero e che tutto è un'invenzione.

Ma le vedi questa sera quante vele in mezzo al mare
ma le vedi quante stelle da guardare
più di quanti sono i sogni ancora da inseguire
più di quante sono le strade da imparare

Stelle belle stelle chiare e se poi magari piove
io ti aspetterò ogni notte al tuo portone
stelle belle stelle bianche stella che non so più niente
e se perderai la strada ti cercherò...
...all'orizzonte...

(Ratti della Sabina)


postato da: MastroLucio alle ore 19:15 | link | commenti
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mercoledì, 06 dicembre 2006

Cose da pazzi...

- Torniamo a noi.... E come mai ha fatto domanda di pensione Signor Cì? E’ handicappato?
- Non nel senso che intende lei Signor Cucuzza. Diciamo che non ho menomazioni fisiche, visibili, ma il mio cuore e la mia testa, per come sono conformati, non mi consentono di vivere alla pari con gli altri.
- Capisco.
- Signor Cucuzza, io chiedo di ricevere la pensione di invalidità civile perchè è fallito il Comunismo.
- Che è fallito?
- Il comunismo, Signor Cucuzza, lo capisce? Lei è cattolico? Crede nel Paradiso?
- Sì.
- E spera di andarci?
- Sì.
- E per andare in Paradiso Signor Cucuzza lei si comporta in un certo modo, da bravo cattolico, seguendo cioè le regole che la Chiesa le ha insegnato, non so.... rispetta i dieci comandamenti, va in chiesa, fa la carità... è giusto. Ora, dopo tanti anni che lei segue queste regole, esse sono diventate un comportamento meccanico. Signor Cucuzza è corretto dire che oramai lei si comporta da buon cattolico senza nemmeno pensarci? Per riflesso condizionato?
- Che vuole dire? Che sono abituato?
- Bravo!
- Sì.
- Bene, facciamo una ipotesi. Mettiamo il caso che lei potesse morire e tornare indietro vivo.
- Lei sa che è impossibile...
- Ma è una ipotesi, Signor Cucuzza. Allora, lei muore, va nell’aldilà e scopre che il Paradiso non esiste. Si accorge che tutti i sacrifici che ha fatto sulla terra da vivo non servono a nulla, perchè il premio non c’è. Non solo non c’è il premio, ma non ci sta manco la punizione per i cattivi, per quelli che delle regole se ne sono ampiamente fregati, a differenza sua. Quindi, nè premio, nè Paradiso, nè Inferno. Ora, abbiamo detto che lei può tornare vivo sulla terra, sapendo a questo punto che nell’aldilà non c’è niente, Signor Cucuzza, lei.... che farà? Continuerà a comportarsi come prima seguendo le buone regole del bravo cattolico?
- E chi me lo fa fare!!!!
- Bravo!!! Io faccio quello che mi pare.
- E certo...!!!
- Ma è un’illusione purtroppo Signor Cucuzza, perchè per lei comportarsi da cattolico è un riflesso condizionato, non può farne a meno, continuerà contro la sua volontà a comportarsi come prima. Ora.... immagini che tutto questo le capiti non con delle regole che servono a guadagnarsi il paradiso, ma con delle regole che servono a vivere meglio su questa terra. Signor Cucuzza, questa è la mia condizione. Gli ideali che sostenevano la mia etica sono falliti, ma io non posso vivere altrimenti che seguendo meccanicamente quegli stessi ideali..... E allora io uso un codice di comportamento che questa società non ritiene valido. Sono inadatto a vivere in questa società.... Ma se sono inadatto a vivere, lei... tecnicamente... come mi definirebbe?
- ... Un invalido?...
- Ed essendo io un invalido, che mi spetta?
- La pensione!!!!!
- La pensione.... c’è arrivato, sono felice.
- Complimenti...... Bravissimo!!!
- Quindi lei è d’accordo con me Signor Cucuzza?
- No, ma che d’accordo... ho capito.
- Io le sto dando l’occasione di aprire un varco nell’ordinamento giuridico. C’è un nuovo handicap da mettere agli atti, è l’handicap morale, Signor Cucuzza, e lei ne può essere l’artefice.
- Ma che handicap morale.... Lei ha semplicemente creduto negli ideali sbagliati.
- No, no, non mi tratti con sufficienza, non me lo merito. E’ un caso, solo un caso che siano cadute le mie regole e non le sue, non faccia lo sbruffone con me, Signor Cucuzza.
- Ah si?, Scusi ma perchè non lo va dire alle persone di quei paesi le cose che sta dicendo a me?
- Ma quali paesi?
- Senta, ma lei è un comunista, o no?
- Sfegatato (fuori campo).
- Ma che c’entra. Stai zitto, stai zitto. Non è il comunismo Signor Cucuzza che mi manca, non sono uno stupido!!! A me manca il sogno.... comunista.... Ogni uomo ha diritto ad un sogno. Io sono stato ingannato. Voglio essere risarcito. Io per vent’anni ho creduto veramente che un miliardo di cinesi fossero tutti educati, felici e sorridenti, solo perchè erano comunisti. Poi ho scoperto che facevano le esecuzioni in piazza, pigliavano dei ragazzi di 15, 16 anni e solo perchè avevano rubato una bicicletta, un pugno di riso, li facevano inginocchiare per terra e gli sparavano un colpo in testa. E la gente applaudiva. Io ero comunista perchè sono contro la pena di morte Signor Cucuzza. Sono stato ingannato e voglio essere risarcito. Mi spetta.
- Ho capito, ma la legge non prevede un caso come il suo. Io che scrivo sul registro? E’ incapace di vivere perchè è fallito il comunismo?
- Esatto, Signor Cucuzza. Io sono malato. La mia è una forma di malattia di cui lo stato deve tenere conto. Io sono un tossicomane ideologico. Sono in crisi di astinenza, posso fare di tutto Signor Cucuzza, e lo farò!!!
- Che vuole dire?
- Che mi lascerò finalmente andare, Che non avrò più scrupoli. Che diventerò un delinquente.
- E faccia quello che le pare!!!
- E sarà anche colpa sua!!!
- E io che c’entro?
- Lei non mi prende nella giusta considerazione.
- No, io faccio solo quello che la legge mi permette, quello che è nelle mie possibilità!!!
- Ma la smetta con la storia delle possibilità. Faccia quello che è nelle sue responsabilità.
- Senta, lei per me sta benissimo, se ha bisogno vada a lavorare.
- E come faccio a lavorare Signor Cucuzza? Io sono un mese che non esco di casa, non ce la faccio ad andare per strada e guardare negli occhi le persone che per vivere devono schiacciare la propria dignità.
- Tutti dobbiamo fare i conti con la realtà.
- No. Questa è la vostra realtà, non la mia.
- E allora combatta con la sua di realtà?
- E come faccio....dove va??? Che cosa devo fare Signor Cucuzza? Devo denunciare tutti quelli che andavano in giro con i capelli lunghi e con l’eskimo? Erano milioni!!! Sono scomparsi!!! Con chi me la piglio??? Con quelli che mi impedivano di comprare i dischi di Lucio battisti perchè si era sparsa la voce che forse era fascista? E io lo amavo!!! E mi vergognavo a dirlo. Per lei è facile Signor Cucuzza insegnare ai suoi figli che l’essere umano è di natura cattiva, che la gente parla parla ma poi ognuno pensa ai fatti suoi. Io non potrò mai insegnare queste cose a mio figlio. Non gli potrei mai insegnare che sul lavoro non deve guardare in faccia a nessuno se vuole andare avanti, che votare non serve a nessuno se non ai politici che devono rubare. Per voi è facile dire queste cose, perchè secondo voi adesso la gente sta bene, nessuno si muore più di fame, e allora che cosa gli dovete insegnare ai vostri figli? Solo stronzate. Che il fumo fa male!!! Che mangiano troppa carne rossa, che ogni anno a natale vengono distrutti troppi abeti... E chi se ne fotte Cucuù!!! Voi non mi volete aiutare, e allora insegnatemi a vivere come voi, senza scrupoli e senza sensi di colpa, altrimenti mettetemi in un mondo dove non esistono gli zingari, i negri, i poveri, i disperati, un mondo dove non si sappia quanti bambini muoiono di fame ogni giorno, mentre noi mangiamo le primizie, abbiamo sei televisori a famiglia, due macchine a testa.... mandatemi qualcuno che mi dimostri che vivere in questa società è giusto. Altrimenti diventerò un delinquente. E si ricordi Signor Cucuzza..... che è un caso.... solo un caso... che siano cadute le mie regole e non le sue!!!

(Vincenzo Salemme)


postato da: MastroLucio alle ore 02:21 | link | commenti (2)
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lunedì, 04 dicembre 2006

Ombre

Tanto ho pensato a te
e ho scritto tanto di te
senza proprio sapere chi tu fossi.
In tante e tante camere ho dormito
senza averti al mio fianco
e tante son le case
nelle quali ho abitato, senza di te.
Tante son le città in cui non ti ho incontrato.

Tante sono le cose che ho esaurito
o smarrito per via verso di te,
e tante possibilità ho sprecato,
tante vite che la tua presenza qui e ora
mi fa sentire perdute
che ormai ti posso vedere solo
come la luce primaverile che talvolta
sfiora la tua gota o accende l’ardore dei tuoi occhi

lasciando le ombre ancora più fredde e più profonde

(Henrik Nordbrandt)


postato da: MastroLucio alle ore 03:40 | link | commenti (2)
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