L'amante Improvviso

Poesie e canzoni per un amore

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"Gatto del Cheshire", chiese Alice "Mi diresti per favore che strada devo prendere per andarmene da qui?" - "Dipende molto da dove vuoi andare" disse il Gatto. - "Non mi importa molto il dove", disse Alice. - "Allora non importa quale strada prendi", rispose il Gatto.

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sabato, 27 gennaio 2007

X Y Z*
  
Ma noi qui non stiamo.
Finiamo.
E ogni preghiera è muta
e non arriva
al soffitto
- se qui non ci abbassiamo
e con la testa reclinata
non stracciamo il vestito
della festa.
 
Siate a noi grembo,
accoglieteci sotto le vostre ali
ora che inginocchiati prorompiamo
in un pianto muto, con le lacrime
che scendono lentamente dalle guance,
come semplice risposta
a un vuoto che non si può pensare.
 
Ecco, esiste anche un senso
quando ci assale il male,
quando il male è come un ciclope
che balza fuori dalla penombra
e in segreto aggira
trappole e tagliole, scardina
una per una le porte, si sorpassa
e d’un tratto si staglia così netto
che il suo occhio splende più
di tutto il firmamento.
 
E così sia.
O X Y Z. O lo sguardo pieno di immagini false.

(Renzo Favaron)


*)  X Y Z erano le lettere con cui venivano marchiati i prigionieri della fortezza di Terezin, per lo più uomini delle resistenza cecoslovacca o di razza ebraica.


Terezin è una città fortezza di frontiera, costruita nel 1780 dall'imperatore Giuseppe II° e dedicata alla madre Maria Teresa da cui appunto il nome. Diventò tra il 1942-44, nel periodo cruciale della II^ guerra mondiale, il "ghetto dell'infanzia". Vi furono rinchiusi circa 15.000 bambini strappati ai loro genitori e sottoposti ad un brutale regime di vita. A gruppi furono trasportati nel campo di concentramento di Auschwitz e qui avvelentati o bruciati nei forni crematori, le loro ceneri disperse. Dei quindicimila ragazzi soltanto un centinaio erano ancora vivi al momento della liberazione da parte delle truppe sovietiche. A Terezin si consumò una delle più mostruose invenzioni della follia nazista: Terezin è pertanto divenuta una profonda ferita nella storia dell'umanità. Uomini e donne di straordinaria sensibilità, anch'essi deportati, destinati alla sorveglianza dei ragazzi, in quella allucinante situazione riuscirono a mantenere vivo in essi il senso della vita e della speranza. facendoli lavorare e studiare, distribuendo a tutti quel calore umano e affettivo tanto necessari nell'età infantile. I bambini e le bambine di Terezin scrivevano soprattutto poesie. Una parte di questa eredità letteraria si è conservata. L'educazione figurativa veniva organizzata secondo un piano preciso: le ore di disegno erano dirette dall'artista Friedl Dicker Brandejsova. Il complesso dei disegni che si è riusciti a salvare e che oggi fanno parte delle collezioni del Museo statale ebraico di Praga, comprende circa 4.000 opere: i loro autori sono per la gran parte bambini e bambine dai 10 ai 14 anni. Sui disegni c'è di solito la firma del bambino, talvolta la data, l'indicazione della casa in cui viveva e del gruppo di cui faceva parte. In base a questi dati si è riusciti ad accertare la data di nascita  e di deportazione. La stragrande maggiornaza dei piccoli di Terezin morì. Ma è rimasto conservato il loro lascito letteraio e figurativo che ci parla delle loro sofferenze e delle speranze perdute.


postato da: MastroLucio alle ore 14:50 | link | commenti (2)
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venerdì, 26 gennaio 2007

Se l'amore ha scelto noi

Ci proverò
come non so
sei dentro me ogni momento
chissà se tu
coi tempi tuoi
ti pentirai come mi pento
come puoi giurare che dentro di te
sei già distante
se l’amore ha scelto noi niente sarà
mai più importante
cancellerò
le strade tue
gli amici che sperano tanto
fotografie
che andando via
poi tu non hai raccolto in tempo
ma c’è un posto e tu lo sai dove io e te
vivremo sempre
se l’amore ha scelto noi ritornerai
lì con la mente
ti fai scudo con gli errori tuoi
io col male che mi fai
non servirà l’amore ha scelto già
per noi
poi col tempo capirai
quello che io ti ho detto sempre
se l’amore ha scelto noi niente sarà
mai più importante
ci proverò
…come non so…

(Michele Zarrillo)

postato da: MastroLucio alle ore 18:17 | link | commenti (2)
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martedì, 23 gennaio 2007

Venne verso sera

Guardavamo dalla finestra, là
dove i tigli
si stagliavano neri
nella profondità del cortile.
Sospirammo:
ancora, la neve non veniva,
ed era tempo, ormai,
era tempo...
E la neve venne,
venne verso sera.
Essa
giù dall’alto dei cieli
volava
a seconda del vento
e nel volo
oscillava.

(Evgenij Evtusenko)

postato da: MastroLucio alle ore 18:30 | link | commenti (4)
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venerdì, 12 gennaio 2007

Se ti tagliassero a pezzetti

Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.

Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T'ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

(Fabrizio De Andrè)


postato da: MastroLucio alle ore 09:39 | link | commenti (4)
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mercoledì, 10 gennaio 2007

Cerchi nell’acqua

Frantumare le distanze
superare resistenze
e riconoscersi per creare
camminare senza chiedersi perché
Il tuo viso le mie mani
sono la stessa gioia immensa
è luce invisibile da succhiare
camminare senza chiedersi perché

E fermarsi un istante per considerare
che il respiro è un dettaglio che ci rende uguali
come cerchi nell’acqua che non sanno nuotare e si infrangono

Frantumare le distanze
superare le esistenze
e riconoscersi per creare
camminare senza chiedersi perché
e fermarsi un istante per considerare
che ogni istante si scioglie in quello a venire

Come cerchi nell’acqua che non sanno nuotare
e si infrangono

(Paolo Benvegnù)

postato da: MastroLucio alle ore 18:48 | link | commenti (4)
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